I fori diventano tracce concrete della violenza, incidendo la superficie del volto e trasformandola in un luogo di ferita. Anche lo sguardo è colpito: la pupilla svuotata e riempita di piombo rende visibile un dolore che non si limita al corpo, ma compromette la possibilità stessa di vedere e di essere visti.
IRINA non rappresenta l’evento, ma ciò che l’evento lascia: segni, perdita, vulnerabilità. Eppure l’occhio rimasto intatto continua a guardare, conservando una presenza umana là dove la violenza tenta di cancellarla.


